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Le possibili strategie di ripresa economica dopo la pandemia sono diverse, e una in particolare sta acquisendo sempre più popolarità; è quella della settimana lavorativa di 4 giorni. 
In molti si chiedono come l’implementazione di un cambiamento così radicale sia possibile, ancora di più ci si interroga sul perché le aziende dovrebbero aderirvi e regalare un giorno di riposo in più ai loro dipendenti. 
La risposta a questi quesiti arriva dall'esperienza empirica dell’azienda neozelandese Perpetual Guardian, che, a seguito dell’implementazione della 4-day week, ha riscontrato maggiore soddisfazione e coinvolgimento dei dipendenti, che sono risultati meno stressati (dal 38% al 45% in meno) e più propensi al teamwork. 
Anche la produttività aziendale sembra possa giovare di questo cambiamento; infatti, come dimostra uno studio della Standford University, quantità di ore di lavoro e produttività sono negativamente correlate: i lavoratori oberati di lavoro sono meno produttivi. A supportare questa tesi ci sono le graduatorie dei paesi più produttivi al mondo, che mostrano come Norvegia, Danimarca, Germania e Olanda, che riportano una media di 27 ore lavorative a settimana, siano i paesi più produttivi. 

Gli aspetti positivi di una settimana lavorativa di 4 giorni non riguardano solo la sfera lavorativa dei dipendenti; a beneficiarne è anche la loro sfera personale. Si intuisce facilmente come 3 giorni di riposo a settimana possano agevolare i genitori nella cura dei figli e migliorare il gender-gap che ancora interessa questo aspetto. Infatti, se in un nucleo familiare i genitori avessero il giorno di riposo “bonus” diverso, la cura dei figli e della casa sarebbe coperta per la maggior parte della settimana. 
Avere più tempo libero migliora il work-life balance e i lavoratori si possono dedicare ai loro hobby con più costanza e dedizione. 
In particolare, come nota Jacinda Arden, primo ministro neozelandese, la settimana lavorativa di 4 giorni avrebbe un impatto positivo anche sul turismo nazionale, motivo principale per il quale questa questa strategia è diventata così popolare in questo momento in cui le frontiere sono chiuse e il settore turistico è tra quelli che stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi.
Seppure in modo indiretto, della settimana lavorativa di 4 giorni, ne beneficerebbe anche l’ambiente, in quanto diminuirebbero consistentemente gli spostamenti casa-lavoro e l’inquinamento che ne deriva. 
Un esperimento condotto dallo stato americano dello UTAH ha infatti dimostrato il beneficio in termini ecologici della riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni: in soli 10 mesi si risparmiarono ben 1,8 milioni di dollari americani in costi energetici (aria condizionata, luce, corrente elettrica degli uffici) e una riduzione di 6000 tonnellate di CO2 (che equivale all’inquinamento di 2300 macchine all’anno). 

E’ importante sottolineare che tutti i suddetti benefici rientrano nell’opzione in cui si lavori  4 giorni a settimana ma si sia pagati per 5.
Inoltre bisogna evitare di provare a “compensare” il giorno di assenza in più, sia sotto forma di orario giornaliero (che rimane fisso a max 8 ore) sia cercando di concentrare in 4 giorni quello che prima si faceva in 5. 

L’esperimento in Utah, nonostante i risultati apparentemente positivi sia a livello ecologico sia dal punto di vista dei dipendenti, si è comunque concluso come fallimentare a causa dell’insoddisfazione dei clienti, i quali si lamentavano dell’impossibilità di poter accedere ai servizi governativi di venerdì. 
Tuttavia questo problema potrebbe essere risolto con l’implementazione di una rotazione del giorno di riposo “bonus” o differenziazione dello stesso all’interno dei lavoratori di un medesimo ufficio.
Inoltre, l’esperimento è stato realizzato nel 2007, quando i mezzi tecnologici (es. Chatbot), che sicuramente agevolano l’implementazione di una politica aziendale di questo tipo, erano molto più arretrati.
Sicuramente nel futuro le modalità lavorative si evolveranno, e situazioni atipiche come quella dell’attuale emergenza sanitaria, accelerano ed incoraggiano i cambiamenti. 
Se tra 10 anni lavoreremo 4 giorni a settimana o saremo ancora legati ai canonici 5 ancora non lo sappiamo, quello che è certo è che la settimana lavorativa di 4 giorni presenta diversi problemi tuttora irrisolti e molti altri probabilmente ancora sconosciuti, ma gli aspetti positivi sono difficili da ignorare. 

 

 

Camilla Mastrapasqua
Recruiting consultant - mifhr selezione del personale
Emmè Web Agency